LO SPORT SI RACCONTA 

SportMore incontra Luca Gregorio, voce inconfondibile, con Riccardo Magrini di Eurosport, per il ciclismo.

Ciao Luca e grazie per la tua disponibilità. 

– Ci puoi parlare di come nasce la tua passione per lo Sport dal momento che sei stato voce anche di Calcio e Basket prima di questa tua avventura su Eurosport?

Un po’ credo sia innata, ma molto lo devo a mio padre, che mi ha insegnato più sport e mi ha dato una visione polivalente. Ho giocato tanti anni a calcio, ma oggi pratico basket, tennis, ciclismo, nuoto e corsa. Vivo di sport praticato e raccontato ormai da 20 anni. Sono un privilegiato e me ne ricordo ogni volta che mi metto le cuffia in testa. Il resto lo fanno passione e divertimento.

– Che differenze trovi, principalmente, tra gli sport da te commentati fino ad oggi?

Bella domanda. Calcio, pallavolo e basket sono sport contraddistinti da un’azione sempre in movimento e quindi il racconto è molto più semplice e serrato. Il ciclismo si avvicina molto di più ad un racconto radiofonico, un intrattenimento che può durare anche 4-5 ore, in cui il momento topico quasi sempre è racchiuso solo nell’ultima mezz’ora o negli ultimi due minuti se si tratta di un arrivo in volata. Capite bene che quindi tutto il tempo precedente va riempito con un mix di aneddoti, storie e curiosità. A livello di pathos e adrenalina basket e pallavolo mi regalano qualcosa in più, ma il ciclismo è in assoluto lo sport più difficile da commentare e quindi ogni volta è un grande stimolo a livello personale, perché serve preparazione e capacità di improvvisazione. 

– La telecronaca che finora ti ha emozionato di più e perchè?

Ne scelgo tre. La prima è Atletico Madrid-Liverpool, semifinale di Europa League del 2010. È stata la mia prima trasferta con Mediaset Premium e lì conobbi di persona il mio idolo Sandro Piccinini. Un’esperienza magica.
La seconda è stata la semifinale di Eurolega al Forum di Milano nel 2014 fra il Cska Mosca e il Maccabi Tel Aviv, vinta dagli israeliani allo scadere (ricordo che saltai sulla sedia al canestro decisivo pur non facendo chiaramente il tifo per nessuno, ma travolto dall’adrenalina).
La terza è stata la Milano-Sanremo del 2019, perché la prima vissuta sul campo (una giornata straordinaria) e vinta da uno dei miei corridori preferiti, ovvero Julian Alaphilippe (subito a ruota ci metto il Mondiale di Innsbruck vinto da Valverde). 

– Ci puoi parlare del lavoro di preparazione che c’è per ogni tua telecronaca? 

No, sono i trucchi del mestiere… scherzo! In realtà non c’è un vero segreto o una ricetta unica. Si deve fare un po’ di rassegna stampa quotidiana, stare attento alle notizie e prepararsi qualche numero, qualche statistica e qualche curiosità. Poi ribadisco, dipende da che sport devi commentare. Nel ciclismo il 90 per cento è improvvisazione, in perfetto stile jazz… 

– Un podio per i tuoi tre atleti preferiti ..e perchè? 


Allora, mettiamola in questi termini… se avessi potuto essere uno sportivo di alto livello mi sarebbe piaciuto essere Kobe Bryant (basket), Roger Federer (tennis) o Zinedine Zidane (calcio). Sono un amante del talento, della classe, della fantasia… tratti che accomunano questi tre grandi campioni. Se circoscriviamo il campo al ciclismo invece scelgo Pantani, Contador e Alaphilippe. Due scalatori, visto che io amo le montagne e le salite, e un talento pazzesco come Julian…tutti artisti del pedale… 

– Come vedi il ciclismo italiano oggi e che prospettive ha secondo te per il futuro? 

L’Italia, in un modo o nell’altro, si salva sempre. La nostra scuola è di alto livello e forse per questo poi ce la caviamo. Però non possiamo nasconderci solo dietro ai risultati: per le corse a tappe dietro a Nibali c’è il nulla, perché Ciccone mi piace molto ma deve anche migliorare molto, specie a cronometro. Per le classiche magari siamo messi un filo meglio, ma non siamo sempre competitivi come i belgi o gli olandesi. Poi certo abbiamo vinto il Lombardia nel 2017 e la Sanremo nel 2018 con Nibali e il Fiandre con Bettiol nel 2019, oltre al titolo europeo negli ultimi due anni con Trentin e Viviani. Ma spero abbiate capito il senso del mio discorso. Attendiamo un ricambio generazionale che vedremo fino a che punto sarà all’altezza… 

– Come nasce l’idea di scrivere “Fagianate, scatti e scie” e come ti trovi nei panni di scrittore? 

Intanto diciamo subito che non sono e non mi considero uno scrittore. Questo dizionario sentimentale è nato infatti quasi per gioco, fra una telecronaca e l’altra. Un modo leggero per trasferire ai nostri fedeli ascoltatori (ma non solo!) alcune parole cardine del mondo del ciclismo, mescolate ai tormentoni di Riccardo Magrini e ai suoi aneddoti che attingono a quasi 50 anni nel mondo del ciclismo. È un ottimo regalo di Natale, visto che ormai ci siamo, ma vuole essere un vademecum leggero e spiritoso, senza prendersi troppo sul serio. Come fanno purtroppo tante volte le persone e, ahimè, anche i telecronisti… è stata comunque un’esperienza emozionante, anche perché ha avuto un successo che nemmeno lontanamente ci eravamo immaginati… “

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